I 3 pungoli cardiaci esterni

Salvucci Fabrizio colecisti

I 3 pungoli cardiaci esterni

Il cuore ha 3 pungoli esterni molto frequenti: malattie tiroidee, gastrite con reflusso e calcoli alla cistifellea.
Queste 3 "erinni" provocano extrasistoli, dolori al petto o al braccio o al dorso, aritmie impegnative fino alla fibrillazione atriale, aumento della pressione arteriosa, cefalea, crisi di panico e agitazione.
Chi soffre queste condizioni spesso ha come primo impatto medico il cardiologo. Pertanto, una visita accurata generalista con le mani e il fonendoscopio è il primo passo per indirizzare una diagnosi senza passare per esami inutili e costosi.

Posso affermare che tali “erinni” risultano più frequenti di qualsiasi malattia cardiaca alla visita cardiologica in ambulatori di prima linea sul territorio. Questo dimostra l’indispensabilità di una valutazione multispecialistica.

MALATTIE TIROIDEE

La tiroide produce ormoni che influiscono in maniera sistemica, ossia su tutti i distretti dell’organismo! Infatti, essi modulano il bilancio simpato/vagale del sistema nervoso autonomo.

Il sistema nervoso può essere diviso in 2 grandi comparti: il sistema nervoso controllato dalla volontà (tipo quello regola i movimenti volontari del corpo, come ad esempio il movimento di un braccio) e il sistema nervoso autonomo non controllato dalla volontà (tipo quello che regola la frequenza cardiaca).

Il sistema nervoso autonomo è a sua volta diviso in 2 branche: il sistema ortosimpatico (detto anche semplicemente simpatico) che prepara l’uomo alla battaglia, inducendo midriasi, vasocostrizione cutanea, riduzione della sensibilità al dolore, immissione in circolo di molecole energetiche (zuccheri in particolar modo) da utilizzare con immediatezza, aumento della pressione arteriosa e della frequenza cardiaca, aumento della sensibilità dell’udito, perdita della sensazione di fame, aumento della capacità di attenzione e molte altre; il sistema parasimpatico (detto anche vagale, dal nome del principale nervo che modula questo sistema, il nervo Vago) che presiede invece alle attività neurovegetative del nostro organismo come la digestione, il sonno, la modulazione dei movimenti gastro-intestinali, il respiro, anch’esso la frequenza cardiaca e la pressione arteriosa ma in senso opposto rispetto al sistema ortosimpatico.

Molti ormoni presiedono alla cura del bilancio simpato/vagale. Alcuni di questi sono gli ormoni tiroidei.
Nel caso ci fosse un eccesso di produzione si avrebbe una amplificazione degli effetti del sistema nervoso ortosimpatico, provocando anche ipertensione arteriosa secondaria, extrasistoli cardiache percepite come palpitazioni, tachicardia sinusale persistente e resistente ai farmaci fino alla franca fibrillazione atriale.

Nel caso ci fosse una riduzione di produzione degli ormoni tiroidei si avrebbe invece bradicardia (ossia rallentamento della frequenza cardiaca), ipotensione arteriosa e aritmie cardiache anch’esse percepite come palpitazioni.

Nella valutazione obiettiva della tiroide possiamo procedere con una palpazione che ci può indicare un aumento delle dimensioni della stessa.
Nella valutazione ematologica possiamo dosare inizialmente il TSH, ossia l’ormone ipofisario (ipofisi: ghiandola posta alla base dell’encefalo) che regola la produzione degli ormoni tiroidei.

Nelle valutazioni successive possiamo far eseguire un’ecografia fino ad ago-aspirato nel caso siano presenti cisti o noduli tiroidei sospetti. Tuttavia, prima di procedere in passaggi più complessi è utile cogestire il paziente con l’ecografista internista e con l’endocrinologo.

GASTRITE CON REFLUSSO GASTRO-ESOFAGEO

Il reflusso gastro-esofageo, al quale è sovente associata la gastrite, acuta o cronica, consiste nell’incontinenza bidirezionale della valvola Cardias, posta tra stomaco e esofago, la quale permette il passaggio del cibo dall’esofago allo stomaco, ma non viceversa.

L’incontinenza bidirezionale del Cardias può essere indotta anche dalla presenza di ernia jatale, che consistente in una erniazione di parte dello stomaco in torace, attraverso lo iato esofageo del diaframma che permette il passaggio dell’ultima parte dell’esofago in addome. L’ernia iatale disturba per compressione i movimenti muscolari (peristaltici) dell’esofago che tendono a spingere il cibo verso lo stomaco, determinando tra l’altro anche incontinenza bidirezionale del Cardias.

Tale incontinenza determina il rigurgito di cibo e acidi gastrici in esofago, determinando spesso esofagite, ossia irritazione della mucosa dell’esofago. Tale esofagite determina aritmie cardiache attraverso 2 dinamiche: una diretta poiché esso decorre contiguo alla parte posteriore dell’atrio sinistro del cuore, determinando irritazione e stimolo per aritmie sopraventricolari o perfino fibrillazione atriale; una indiretta, attraverso un riflesso autonomo del sistema nervoso che provoca uno sbilanciamento dell’equilibrio simpato/vagale a favore del primo fino a determinare aumento della pressione arteriosa, extrasistolia e aritmie cardiache complesse, anche qui fino alla fibrillazione atriale.

In presenza disturbi cardiovascolari indotti da gastrite, ernia jatale e reflusso gastro-esofageo diventa fondamentale la collaborazione con la figura del gastroenterologo.

CALCOLI ALLA CISTIFELLEA (O COLECISTI)

Una valutazione cardiologica estensiva non può esimersi dal valutare attraverso la palpazione la presenza di eventuale infiammazione nei pressi del margine inferiore del fegato, dove si colloca la colecisti. Essa è spesso rilevata dal classico segno di Murphy, ossia una spiccata dolorabilità in ipocondrio destro (parte addominale alta destra) alla palpazione durante inspirazione profonda. Con un minimo di dimestichezza da parte dell’ecocardiografista si potrebbe anche, a digiuno, rilevare con la sonda cardiologica la presenza di calcoli della colecisti. In questo caso è utile una conferma da parte dell’ecografista internista e, nel caso, interpellare il chirurgo per eventuale asportazione.

La presenza di colelitiasi (calcoli alla colecisti) induce una serie di conseguenze cardiovascolari importanti. Essa non si riduce alla classica colica addominale, ma può determinare cefalea, malessere generalizzato, nausea, aumento della pressione arteriosa e, attraverso un aumento del tono nervoso autonomo simpatico, tachicardia e aritmie fino alla franca fibrillazione atriale. E’ pertanto il cardiologo che spesso induce il chirurgo a effettuare un intervento per la rimozione della colecisti infiammata dai calcoli, poiché spesso la rimozione di questo stimolo irritativo determina un ritorno al benessere e alla sospensione di farmaci precedentemente prescritti.

Salvucci Fabrizio

Cardiologo, Direttore sanitario Ticinello Cardiovascular & Metabolic, Presidente Athletic Pavia, Presidente Insieme Per Ruzira ONLUS

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